L'ecografia non serve a scoprire se hai l'idrosadenite: la diagnosi si fa in visita, guardando la pelle e ascoltando la storia delle riacutizzazioni. Serve a vedere quello che la visita non può vedere, cioè cosa succede sotto la pelle dell'ascella: raccolte di liquido, tunnel in formazione, lesioni che ancora non affiorano. Per questo negli studi recenti l'ecografia cambia spesso lo stadio assegnato alla malattia, in molti casi anche le decisioni di terapia.
Convivo con l'idrosadenite da quando avevo 17 anni. Degli anni senza diagnosi ricordo bene i referti scollegati tra loro, ogni ascesso trattato come un episodio a sé, nessuno che collegasse i puntini. Non sono un medico, quindi qui non interpreto referti: riporto cosa dicono studi e linee guida sull'ecografia nell'idrosadenite, cosa significano le parole che trovi scritte, quando ha senso parlarne col dermatologo.
L'ecografia serve per diagnosticare l'idrosadenite ascellare?
No, non è l'esame che fa la diagnosi. Le linee guida europee S2k sono chiare: l'idrosadenite si riconosce clinicamente, da lesioni tipiche che ricorrono nelle sedi tipiche, ascelle in testa. Un dermatologo che conosce la malattia non ha bisogno di un'ecografia per darle un nome, così come nessun esame del sangue la conferma o la esclude.
Questo però non rende l'esame inutile, anzi. Una revisione sul British Journal of Dermatology riporta un dato che colpisce: in un'analisi la valutazione clinica da sola inquadrava correttamente il 73% dei casi, aggiungendo l'ecografia si arrivava al 97%. Il valore sta nei casi dubbi, frequenti proprio all'ascella: quel rigonfiamento è un nodulo di idrosadenite ascellare, una cisti, un foruncolo profondo o un linfonodo ingrossato? Sotto la sonda queste cose hanno aspetti diversi.
C'è anche una questione di tempo. Gli studi sul ritardo diagnostico dell'idrosadenite misurano attese medie tra i 7 e i 10 anni dal primo sintomo al nome giusto. Nel mio caso è andata proprio così: anni di episodi trattati come emergenze singole, prima che qualcuno pronunciasse la parola giusta. Se un esame in più può accorciare quel limbo a qualcun altro, vale la pena sapere che esiste.
Cosa vede l'ecografia che la visita non vede?
La pelle mostra solo la punta del problema. Gli studi ecografici sull'idrosadenite, a partire dal lavoro di Wortsman che ha fondato questo campo, descrivono un elenco ricorrente di reperti sotto la superficie:
- follicoli piliferi dilatati, il punto dove la malattia comincia;
- ispessimento o alterazione del derma;
- pseudocisti, piccole formazioni nodulari nel derma;
- raccolte di liquido, l'equivalente profondo dell'ascesso;
- tratti fistolosi, i tunnel che collegano le lesioni tra loro.
Il punto chiave è la parola subclinico: nello studio di Wortsman una parte consistente dei pazienti, circa tre su quattro, aveva raccolte di liquido che non si vedevano a occhio nudo. Anche la Società Italiana di Dermatologia, in un suo approfondimento, descrive l'ecografia cutanea come l'indagine che consente un'adeguata stadiazione evidenziando aspetti non ancora visibili sulla pelle.
Le conseguenze pratiche non sono piccole. Lo stadio della malattia si assegna di solito a vista con la scala di Hurley, di cui ho parlato nell'articolo su sintomi e stadi dell'idrosadenite. Esiste però una stadiazione ecografica, chiamata SOS-HS, che conta anche le lesioni nascoste: nella revisione del British Journal of Dermatology una parte dei pazienti cambiava stadio una volta guardata sotto la sonda, quasi sempre verso uno stadio più avanzato. La stessa revisione riporta che dopo l'ecografia la strategia di gestione veniva modificata in più di 8 adulti su 10. Non perché la malattia fosse peggiorata: perché finalmente si vedeva quanta ce n'era davvero.
Come funziona l'esame e come si prenota in Italia?
È un'ecografia della pelle, simile a quelle più note ma con sonde ad alta frequenza: un protocollo pubblicato su Anais Brasileiros de Dermatologia indica sonde lineari tra 5 e 22 MHz, spesso con Doppler per valutare quanto l'infiammazione è attiva. Niente radiazioni, niente aghi, niente preparazione: gel sulla zona, qualche minuto di scansione per sede. Se l'ascella è infiammata il passaggio della sonda può dare fastidio, ma parliamo di un esame non invasivo.
In Italia si accede di solito con l'impegnativa del medico, prescritta come ecografia cutanea o dei tessuti molli. Il punto vero non è prenotarla, è chi la esegue: leggere un'ascella con idrosadenite richiede familiarità con la malattia, che non tutti gli ecografisti hanno. Per questo ha senso partire dal dermatologo che ti segue, chiedendo se l'esame può aggiungere qualcosa al tuo quadro e dove farlo. Gli ambulatori dedicati alla malattia spesso hanno questa competenza in casa: nella pagina dei centri specializzati per l'idrosadenite ho raccolto le strutture segnalate, regione per regione.
Come si legge un referto ecografico di idrosadenite?
I referti hanno un gergo che spaventa più del necessario. Queste sono le parole che ricorrono, con il significato che hanno di solito nei lavori scientifici sull'idrosadenite; la lettura vera, sul tuo referto, spetta a chi ti segue.
- Area ipoecogena: una zona che appare più scura perché rimanda meno echi, spesso liquido o tessuto infiammato. È la descrizione tipica di noduli e raccolte.
- Raccolta fluida: liquido accumulato in profondità, quello che in superficie chiameresti ascesso.
- Tratto fistoloso: un tunnel sotto la pelle che collega lesioni tra loro. È il reperto che pesa di più sullo stadio.
- Linfonodo reattivo: un linfonodo ingrossato perché risponde all'infiammazione della zona. Nei referti ascellari compare spesso accanto ai reperti dell'idrosadenite, non è una diagnosi a sé.
Può capitare che referti fatti a distanza di settimane sembrino contraddirsi, con la stessa tumefazione descritta prima in un modo poi in un altro: la malattia procede a ondate, quello che la sonda vede cambia con la fase. È un motivo in più per portare tutto al dermatologo invece di confrontare i referti da soli, come si tende a fare nelle notti di ricerche online. L'ho fatto anche io per anni, so quanto poco aiuta.
Quando ha senso chiedere l'ecografia?
Mettendo insieme linee guida e studi, le situazioni in cui l'esame viene descritto come più utile sono queste:
- caso dubbio: un nodulo ascellare che potrebbe essere altro, una cisti, un linfonodo, un semplice foruncolo;
- prima di un intervento: la mappa ecografica mostra l'estensione reale di tunnel e raccolte, che a vista si sottostima;
- monitoraggio della terapia: il protocollo brasiliano citato sopra propone l'esame alla prima valutazione e a scadenze fisse durante i trattamenti, per vedere se le lesioni profonde rispondono;
- quadro che non torna: dolore e riacutizzazioni che sembrano troppo grandi per quello che si vede sulla pelle.
Con due limiti onesti, riportati dalla stessa letteratura: l'esame dipende molto da chi lo esegue, non è ancora disponibile ovunque; per le forme profonde della zona perianale la risonanza magnetica resta lo strumento più adatto. E resta un complemento: nessuna ecografia sostituisce la visita di un dermatologo che conosce l'idrosadenite.
Domande frequenti sull'ecografia per l'idrosadenite
L'ecografia all'ascella è dolorosa o invasiva?
No. Si usa una sonda esterna con del gel, senza radiazioni né aghi. Se la zona è in piena riacutizzazione il contatto può dare fastidio, ma l'esame resta tra i meno invasivi in assoluto.
Un'ecografia negativa esclude l'idrosadenite?
No. La diagnosi è clinica: se noduli dolorosi continuano a tornare nelle stesse pieghe, quel quadro merita una valutazione dermatologica anche con un referto ecografico tranquillo. Vale anche il contrario: nessun referto da solo fa la diagnosi.
Che differenza c'è tra un nodulo di idrosadenite e un linfonodo ingrossato?
Al tatto possono sembrare identici, due palline sotto l'ascella. Sotto la sonda hanno però aspetti diversi, che un ecografista esperto distingue: è uno dei motivi per cui l'esame viene richiesto proprio nei casi dubbi. Se referti successivi sembrano oscillare tra le due ipotesi, portali al dermatologo insieme.
Serve l'ecografia per assegnare lo stadio di Hurley?
No, la scala di Hurley si assegna in visita. Gli studi mostrano però che la stadiazione ecografica SOS-HS, contando anche le lesioni nascoste, sposta una parte dei pazienti a uno stadio diverso da quello clinico: per questo in alcuni centri le due valutazioni viaggiano insieme.
Un'ultima cosa. Io l'idrosadenite l'ho imparata prima sulla pelle che sui libri: il percorso con cui sono arrivato alla remissione, con gli errori inclusi, l'ho raccontato in La Mia Pelle, La Mia Battaglia. Questa pagina invece nasce dalle fonti che trovi qui sotto e non sostituisce nessun esame né nessuna visita: per il tuo caso, la parola giusta resta quella del dermatologo.
Fonti
- Jemec GBE et al., European S2k guidelines for hidradenitis suppurativa/acne inversa Part 1. Epidemiology, diagnosis and clinical assessment, JEADV, 2026
- Mendes-Bastos P et al., The use of ultrasound and magnetic resonance imaging in the management of hidradenitis suppurativa: a narrative review, British Journal of Dermatology, 2023
- Wortsman X et al., Ultrasound in-depth characterization and staging of hidradenitis suppurativa, Dermatologic Surgery, 2013 (PubMed)
- Denofre ATDAS et al., Doppler ultrasound protocol for patients with hidradenitis suppurativa, Anais Brasileiros de Dermatologia, 2024 (PMC)
- Martins IA et al., Diagnostic Delay in Hidradenitis Suppurativa: Still an Unsolved Problem, Skin Appendage Disorders, 2024
- SIDeMaST, Idrosadenite, un'infiammazione dolorosa, approfondimento della Società Italiana di Dermatologia
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